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CÍMLAP

Váginé Huszthy Alma

Volgarizzamenti biblici nella Toscana medievale

CONTENUTO, INTRODUZIONE



Contenuto

0. Introduzione

1. Traduzioni e volgarizzamenti della Bibbia
1.1. Tra Antichità e Medioevo
1.2. La Bibbia italiana nel Medioevo

2. Una versione in volgare italiano dei Vangeli
2.1. I testimoni (emendatio)
2.2. Analisi filologica: confronto sistematico di 5 manoscritti affini
2.2.1. Varianti
2.2.1.1. Salti / omissioni
2.2.1.2. Aggiunte
2.2.1.3. Sostituzioni
2.2.1.4. Ordine delle parole
2.2.2. Errori
2.2.2.1. Errori banali, errori manifesti
2.2.2.2. Errori dovuti a componenti di tipo psicologico
2.2.3. Ipotesi per uno stemma codicum
2.2.3.1. Errori congiuntivi
2.2.3.2. Errori disgiuntivi
2.2.3.3. Lo stemma codicum
2.2.4. I testimoni nella prospettiva di una futura edizione critica
2.3. Il sistema glossatorio come tecnica sussidiario
2.3.1. La testimonianza di un volgarizzatore anonimo
2.3.2. Il sistema glossatorio
2.3.2.1. Glosse lessicali
2.3.2.2. Glosse linguistiche
2.3.2.3. Glosse esegetiche
2.3.3. Sintassi latina, sintassi volgare
2.3.3.1. Costituenti della frase semplice
2.3.3.2. La struttura della frase
2.3.4. Conclusione
2.4. Commento linguistico
2.4.1. Grafia
2.4.2. Vocalismo
2.4.3. Consonantismo
2.4.4. Fenomeni generali fonetici
2.4.5. Morfologia
2.4.5.1. Morfologia nominale
2.4.5.2. Articoli, preposizioni, pronomi, possessivi e indefiniti
2.4.5.3. La morfologia verbale
2.4.6. Sintassi
2.4.6.1. L'ordine dei costituenti
2.4.6.2. La posizione dei clitici
2.4.6.3. La struttura della frase
2.4.6.4. Le funzioni grammaticali
2.4.6.5. Modi e tempi del verbo, forme non finite del verbo
2.4.6.6. La costruzione passiva
2.4.6.7. Coordinazioni
2.4.7. Lessico
2.4.8. Particolarità dialettologiche
2.4.8.1. La lingua del testimone toscano-occidentale
2.4.8.2. La lingua dell'unico testimone non toscano

3. Conclusione

Bibliografia

Appendice


Introduzione

Tradurre la Bibbia è senza dubbio un compito molto delicato. Da una parte l'importanza dell'autenticità del testo sacro per i credenti - e di conseguenza l'estrema pesantezza delle regole che determinano la sua trasmissione - dall'altra la diffusissima esigenza delle masse di tutte le epoche di poter comprendere e consultare il libro per eccellenza, non possono e non potevano mai lasciare indifferenti le autorità sia ecclesiastiche che laiche: per quanto riguarda l'area romanza nel Medioevo, nonostante le moltissime proibizioni da parte dei sinodi locali e sopratutto del Concilio di Tolosa del 1229, le Bibbie tradotte sia in Italiano che in Francese circolavano in modo molto intenso. Del resto, nemmeno l'aspra sorveglianza della Chiesa era rivolta all'attività di traduzione, bensi alle sue conseguenze. E non del tutto infondatamente: le masse si impossessavano delle Bibbie volgari, per lo più realizzate da volgarizzatori anonimi e trasmesse da copisti ancora più anonimi.

Oggi, all'inizio del terzo millennio, quando le traduzioni bibliche raggiungono il 95% della popolazione di tutto il mondo e quando l'attività di tradurre la Bibbia dispone ormai di una tradizione di più di due millenni senza notevoli interruzioni, penso che sia ancora importante gettare uno sguardo indietro, indagarne il passato ed i processi della sua evoluzione.

Sono forse banali i motivi per cui ho scelto come argomento della mia tesi di dottorato la traduzione biblica, che d'altronde non è il genere traduttorio più antico. La traduzione diplomatica per esempio, grazie alla sua utilità pratica, esiste da ben quattro millenni. I trattati di pace erano infatti indispensabili in un'epoca in cui le religioni appartenevano alla proprietà delle singole comunità etniche e ancora non si esportavano; solamente con lo sviluppo delle prime religioni universali, quali il giudaismo o il cristianesimo, la traduzione religiosa divenne di primaria importanza. Quello della Bibbia, peraltro, non è l'unico caso nel campo della traduzione scritturale (pensiamo ai libri sacri delle altre grandi religioni, come quello del buddismo tradotto in Sanscrito nel primo secolo o il Corano tradotto in Persiano intorno al 956 e in latino nel 1143). La Bibbia è il libro dove Dio si rivela agli uomini, è il libro per eccellenza in tutte le epoche, quello più studiato e più letto nel mondo, quello più sofisticamente interpretabile dagli studiosi di tutti i tempi; tutto ciò suggerisce che anche il modo di tradurrlo si riveste di una serie di particolarità. D'altra parte, da quando esistono traduzioni della Bibbia e anche oggi, a distanza di più di due millenni dalla nascita delle versioni originali, l'umanità non può fare a meno di affidarsi all'attenzione scrupolosa dei singoli traduttori e degli studiosi che revisionano regolarmente le traduzioni esistenti, confidando nella loro fedeltà assoluta nei confronti del testo: insomma, di aderire al principio geronimiano del IV secolo, secondo cui nelle Sacre Scritture anche l'ordine delle parole è un mistero. Quest'ultimo fattore rende naturalmente ancora più interessante le tecniche traduttorie adoperate in questo campo.

Data la vastità dell'argomento mi limiterò a dare un quadro riassuntivo degli antecedenti storici della traduzione scritturale in un primo capitolo. In esso desidero parlare più nei dettagli di un presupposto comportamento o gusto traduttorio medievale rintracciabile nel territorio italiano e più precisamente nella Toscana dal Due- al Quattrocento, laddove i tentativi di volgarizzare le Sacre Scritture nei dettati locali sembrano moltiplicarsi sopratutto in ambienti domenicani. L'oggetto concreto della presente indagine consiste nella presentazione paleografica di un gruppo di cinque codici contenenti un volgarizzamento anonimo dei soli Vangeli proveniente dalla Toscana medievale (descrizione esterna ed interna dei testimoni, individuazione delle scritture usate, che servono a precisare la data e luogo di nascita dei singoli codici), nell'esame filologico del materiale con lo scopo di stabilire i rapporti genealogici tra i testimoni (risultati della collazione parziale, ma di un'estensione consistente dei testi, la rappresentazione e la giustificazione dello stemma codicum con l'aiuto delle varianti ed errori trovati) ed infine nell'esame linguistico differenziato del contenuto dei testimoni ai diversi livelli di questo tipo di approccio (dal livello fonetico-fonologico a quello morfologico e sintattico con un ulteriore accenno al lessico) con particolare attenzione rivolta alla descrizione sistematica del dettato toscano del basso-medioevo.

Il presente lavoro coglie nuove prospettive su diversi piani in quanto si occupa di un testo che dipende estremamente dal suo originale, più precisamente si tratta di un testo sacro tradotto dal latino (questo può essere la spiegazione di una serie di particolarità fonologiche, ma anche morfo-sintattiche), ma allo stesso tempo è arricchito di un massiccio sistema di glosse lessicali ed esegetiche, che - grazie alla loro nascita presumibilmente spontanea - rispecchiano fedelmente l'ambito linguistico in cui il traduttore viveva e lavorava. Non per ultimo i fatti ortografici, ma anche le varianti morfologiche e sintattiche possono servire come base per un'ulteriore approccio al materiale dal punto di vista della dialettologia diacronica.

Tutta questa indagine fornirebbe il quadro per una futura edizione critica di questo volgarizzamento evangelico toscano, che - secondo le aspettative - potrebbe spingere avanti notevolmente le ricerche nel campo delle traduzioni bibliche italiane ed aiuterebbe a chiarire numerosi punti oscuri, che emergono anche oggi, riguardanti questo periodo relativamente trascurato della più che millenaria tradizione dei volgarizzamenti biblici italiani.


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