Várady Imre
Grammatica della lingua ungherese
INDICE, PREFAZIONE
Indice
Prefazione
La lingua ungherese
PARTE PRIMA. - Fonologia.
PARTE SECONDA. - Morfologia.
PARTE TERZA. - Sintassi.
PARTE QUARTA. - Esercizi.
Vocabolario delle parole usate negli esercizi.
Prefazione
L'Istituto per l'Europa Orientale in Roma fu il primo a render possibile in Italia un pubblico insegnamento di lingua ungherese, quando cinque anni fa accolse nella cerchia della sua multiforme attività anche dei corsi regolari d'ungherese. Da allora, il sempre crescente interessamento per la lingua e per la letteratura nostra - interessamento non limitato solo a Roma, ma sviluppatosi anche in altri centri culturali italiani - ha dato vita a vari corsi di lingua, occasionali o periodici. Il risultato di essi però, nonostante lo zelo ammirevole spiegato e dagli insegnanti e dagli allievi, non poteva appagare del tutto, data la mancanza di una soddisfacente grammatica in lingua italiana, capace di spiegare le caratteristiche dell'idioma ungherese nei suoi particolari confronti coll'italiano.
La grammatica che adesso appare, per iniziativa dell'Istituto per l'Europa Orientale, risponde dunque a una esigenza ormai reale, a differenza delle precedenti, che o vennero scritte da animosi patriotti ungheresi, stabiliti in Italia, stimolati dagli ambienti amichevoli più vicini per svegliare un eventuale interessamento verso la lingua ungherese, o erano semplicemente destinate, quale libro di testo, alle scuole medie fiumane.
Le prime ormai non sono che dei ricordi storici degni di rispetto, le altre, anche se fossero accessibili, non potrebbero corrispondere alle esigenze di quella parte del pubblico italiano colto che desidera studiare l'ungherese. Una sola grammatica ungherese, scritta in italiano, cercò recentemente di tener presenti queste esigenze del pubblico, ma per i suoi molti errori arrecò più danno che utilità allo studio della nostra lingua.
È stata l'esperienza, acquistata durante i corsi da me tenuti presso l'Istituto per l'Europa Orientale, a suggerirmi il metodo di questa grammatica, che volutamente si scosta da tutti i procedimenti "pratici", che insegnano una lingua parlando, giocando, leggendo. Ho appreso da questa esperienza, che coloro i quali si interessano della lingua ungherese, vengono quasi esclusivamente dalla cerchia delle persone colte, che hanno già compiuto studi superiori, e che si occupano per professione o per predilezione di studi filologici e letterari; persone dunque versate nelle questioni grammaticali e che mirano sopratutto, non ad impadronirsi nel più breve tempo possibile di qualche facilità d'espressione, ma piuttosto ad una profonda conoscenza della lingua. Una parte più ristretta di esse, che ha esclusivamente interessi scientifici, s'accontenta di conoscere le caratteristiche strutturali e fonetiche della lingua; il resto, attraverso la conoscenza della lingua, desidera invece arrivare alle nostre creazioni letterarie. Ma tutti questi studiosi sono d'accordo nel preferire al metodo pratico una grammatica descrittiva, scientificamente ordinata; nel preferire alla forma induttiva quella deduttiva, che dà cognizioni definitive e precise.
Esercizi di traduzione ed altro quindi, non interrompono in nessun luogo la descrizione dei dati linguistici, ma alla fine del libro, assieme a qualche lettura, gli esercizi vengono a costituire una parte speciale. Questi compiti pratici, seguono di pari passo i singoli capitoli teorici e solo in principio, quando non se ne può assolutamente fare a meno, anticipano, ridotte al minimo, nozioni singole, che solo in seguito vengono ampiamente svolte. Nella parte teorica, unica concessione fatta a fini pratici - e che è sembrata consigliabile nonostante la logica rigorosità del sistema - è quella per cui i suffissi del plurale, dell'oggetto diretto, del complemento di termine ed i suffissi possessivi dei sostantivi sono trattati separatamente e prima degli altri suffissi.
I compiti della parte pratica non accompagnano sino alla fine tutta la materia teorica e non si riferiscono nemmeno a tutti quei temi grammaticali che per i principianti sono meno essenziali; questa deficienza però dovrà e potrà facilmente e abbondantemente essere integrata dall'insegnante, di lezione in lezione.
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Roma, maggio 1931.
Emerico Várady