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Várady Imre

Relazioni di Giovanni Zsámboky (Sambucus) coll'umanesimo italiano

PREFAZIONE


Sono trascorsi precisamente 350 anni dalla morte di Giovanni Zsámboky, storico di corte, medicus aulae titularis e consigliere imperiale, deceduto all'età di appena 53 anni, dopo una vita trascorsa in un' infaticabile ed utilissima attività scientifica. Lasciò una biblioteca di 2618 volumi a stampa, più di 600 codici manoscritti, una preziosa raccolta di medaglie, incisioni e carte geografiche, ma i suoi figli e la vedova ereditarono appena più di un suo credito molto incerto verso il Tesoro ungherese, che non aveva liquidato mai regolarmente nè le ricompense, nè gli stipendi di corte dovuti allo scrittore, il quale per quanto sospetto di protestantesimo, godeva del favore imperiale. La sua passione di collezionista e le costose pubblicazioni - 44 opere in una settantina di edizioni - assorbirono tutte le rendite e consumarono tutti i beni dell'insigne umanista.

Nel corso di poche generazioni come s'era mutato il tipo dell'umanista! Al tempo dello Zsámboky il vano presuntuoso dispensator gloriae dalla coscienza elastica, sempre in cerca di mecenati, non era più che l'avanzo tollerato di un mondo ormai trascorso. L'Aretino, morto nel 1556, fu l'ultimo umanista, invidiato e temuto sfruttatore della vanità e della viltà umana. Nella seconda metà del cinquecento l'umanista poteva acquistare fama ed autorità di scrittore solo con la diligenza, con l'erudizione, con fatiche assidue, e in seguito al decrescente numero dei mecenati doveva procacciarsi da solo i mezzi materiali di studio, con sacrificio di denaro e con rinunzie. I dotti famosi, contemporanei dello Zsámboky, tranne poche eccezioni, furono tutti privi di mezzi. Infatti era fortemente diminuito il numero di coloro che costituivano la repubblica internazionale degli umanisti e di nomi d'importanza pari a quello dello Zsámboky se ne poteva annoverare in quel tempo appena una cinquantina. Fu dunque per merito suo e di Andrea Dudits che l'Ungheria ebbe una parte rilevante nell'erudizione della seconda metà del secolo XVI; furono essi che riconquistarono al loro paese quella stima e quel rispetto europei che aveva goduti per breve tempo grazie a Giano Pannonio; lo Zsámboky anzi riuscì a far rispondere di nuova luce il nome, caduto nell'oblio, del poeta ungherese antiquis vatibus comparandus, appunto per l'alta considerazione in cui era tenuto dai dotti a lui contemporanei, da Anversa a Napoli.

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