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Várady Imre

Il Muratori e gli "Ungheri"

PREFAZIONE


Sin dal terzo decennio del Settecento il nome del Muratori storiografo fu ben noto in Ungheria e generalmente onorato dagli antiquari, bibliografi e storici del paese.

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Degli Ungheresi [...] il Muratori non poté farsi un concetto concreto desunto da esperienze proprie; non gli è capitato mai neppure di leggere l'opera di qualche autore ungherese...

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Nel corso degli otto secoli di storia ungherese, il Muratori non trovò un solo evento, un'unica azione o un atteggiamento atti a mitigare, se pur temporaneamente, il sentimento poco amichevole nutrito per quella nazione. Dal nome "unghero" è inseparabile, per lui, il concetto della barbarie crudele, del predone efferato e della innata tendenza alla ribellione. Di ciò, però, non v'è da meravigliarsi: ci stupirebbe piuttosto se il tono del Muratori si distaccasse dal coro diffamatorio del suo secolo che di infamia ricoprě il nome ungherese e che, intonato e propagato da Vienna, riecheggiò ovunque si fece sentire la forza e il fascino della potenza degli Absburgo.

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Il Muratori, devoto agli Estensi, ebbe per la casa imperiale profonda e devota ammirazione, identificò con ferma convinzione gl'interessi della dinastia con quelli dei popoli ad essa soggetti, né vide criticamente le ragioni dei contrasti religiosi in Ungheria.

Questo distacco, proprio della sua epoca, trovò forte alimento nello studio dei cronisti occidentali del Medioevo, i quali, parlando delle incursioni degli Ungheresi del sec. IX, con sacro orrore tramandarono le descrizioni e le storie di atrocità, che sin dai tempi di Attila pullulavano nella memoria dei popoli e rinacquero a nuova vita all'apparizione in Europa dei Magiari.

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