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Várady Imre

Il teatro ungherese nella sua genesi e nel suo divenire

PREFAZIONE


Il primo complesso di attori magiari creato da Ladislao Kelemen debuttò il 25 ottobre 1790 nel Teatro del Castello di Buda. La sua esistenza, di appena sei anni, fu un'incessante lotta contro la gelosia degli attori tedeschi della capitale, contro le autorità governative austriache e contro l'indifferenza delle classi agiate. Nel 1815 anche la seconda falange di attori ungheresi era costretta a dare l'addio alla capitale; e solo dopo un nuovo intervallo di quattro anni si cominciò l'usanza di ospitarci qualcuna delle migliori compagnie di provincia. Mentre già nel 1821 veniva eretto a Kolozsvár (centro culturale della Transilvania) il primo teatro nazionale ungherese e anche Miskolc e Balatonfüred avevano costruito delle decorose sedi per l'arte drammatica, a Buda soltanto nel 1833 si aprì agli attori magiari il Teatro del Castello, dopo il fallimento della compagnia tedesca che lo aveva gestito fino ad allora. L'avversità del destino contro il teatro ungherese terminò — dopo una lunga preparazione della opinione pubblica —, fra il 1835 e il 1837, quando si costruì finalmente, a spese della provincia di Pest, il primo teatro magiaro della capitale.

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I signori magiari dalla patriarcale morale temevano che il teatro nuocesse all'antica purezza dei costumi nazionali; coloro che avevano idee più moderne, per lo più concepivano il teatro in funzione del pensiero e della lingua nazionale, senza sentire il bisogno del godimento artistico che esso offriva: però tutti erano d'accordo nel considerare che la professione dell'attore non era decorosa per un ungherese serio e rispettabile. Già gli scrittori dell'epoca rilevarono con rammarico che mancava in Ungheria una disposizione psicologica verso l'arte teatrale, e proprio a tale mancanza un articolo scritto nel 1829 attribuiva il lento sviluppo del teatro in Ungheria. Secondo l'anonimo autore, la classe media magiara era caratterizzata nelle sue azioni e nel suo contegno da una certa "gravità, riservatezza, dignità e solennità", perciò disdegnava l'attore il quale rinnega la sua personalità, vive nella finzione, ed è eccessivo nel muoversi e nel parlare.

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