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Cinzia Franchi

In viaggio

Letteratura ungherese femminile tra Settecento e Novecento

INDICE, INTRODUZIONE


Indice


Introduzione
I viaggiatori ungheresi: 'granturisti', esiliati, avventurieri, politici, studiosi
  Il "secolo d`oro"
Donne, viaggio, scrittura: la dimensione ungherese
L'esperienza di viaggio che si fa letteratura: Polixéna Wesselényi
Arte, cultura, patriottismo: il volto schermato di Anna Mária Vécsey (Csáky Antalné)



Introduzione

Il viaggio come pratica non più riservata esclusivamente agli uomini si istituzionalizza in Ungheria a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Tra le viaggiatrici seguite da un qualsivoglia '-ologa', '-ista', '-ice', '-essa' possiamo citare tre esempi molto diversi tra loro: Lenke Hackenast-Bajza, Flóra Sass e Hermine Biberauer.

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Queste ed altre viaggiatrici ungheresi rappresentano già, anche se in modo assai diverso, una forma più istituzionalizzata (nei tre casi citati: le 'granturiste', le esploratrici, le missionarie) rispetto alle due pioniere ungheresi del viaggio ottocentesco e della scrittura sul viaggio di cui si occupa in dettaglio questo volume, Polixéna Wesselényi e Anna Mária Vécsey (che scrive con il nome da sposata, Csáky Antalné). Per arrivare alla loro esperienza, bisogna passare attraverso quella maschile, che tuttavia non necessariamente si offre loro come modello. Al contrario, possiamo vedere l'esperienza di Polixéna Wesselényi e Anna Mária Vécsey come un'integrazione, sotto un profilo distinto, della letteratura di viaggio ungherese che a lungo è stata patrimonio maschile. Per interpretare lo sguardo delle viaggiatrici che ci appare del tutto nuovo, non sempre giunge in nostro aiuto l'elemento biografico. Anzi, mentre nel caso di Polixéna Wesselényi c'è una ricchezza di dati che in parte lei stessa fornisce nel suo diario di viaggio, per Anna Mária Vécsey dobbiamo constatare il contrario. Se si escludono le sue Note di viaggio in Italia, che tuttavia concedono ben poco non solo alla dimensione letteraria più originale, ma anche a quella personale più intima, poche righe scarne sono tutto il materiale biografico che troviamo, finendo ogni volta, per ogni fonte antica o recente, nello stesso vicolo cieco, per farci infine constatare lo scarto tra la rarità degli elementi biografici disponibili riguardanti la maggior parte delle viaggiatrici e la ricchezza della riflessione critica e teorica che i loro percorsi e i loro scritti suscitano. Itinerari biografici del tutto spogli da una parte, e scritti dalle multiple risonanze dall'altra.

Tale scarto è visibile anche nello spazio dedicato a queste due autrici, che ne definisce il profilo, dove prevale inevitabilmente quello di Polixéna Wesselényi. Alle due viaggiatrici ungheresi, pioniere della categoria, altre ne seguiranno, ma il loro approccio cambierà: saranno giornaliste, scrittrici, esploratrici, scienziate, artiste, teologhe in viaggio.


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