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Letteratura ungherese, letterature ungheresi

INDICE, INTRODUZIONE


Indice


LECTORI SALUTEM

QUESTIONI GENERALI
Éva Jeney: Littérature mondiale hongroise ou littérature du monde hongrois?
Péter Sárközy: Storia e geografia della letteratura ungherese (riflessioni sulla possibilità di una storia comune delle letterature della Valle del Danubio)
Carla Corradi Musi: La sopravvivenza di simboli e miti della tradizione sciamanica: un fil rouge che non si è spezzato nella poesia ungherese moderna e contemporanea
Zoltán Németh: Strategies of the Border Crossings (Postmodern Travel Novels in Contemporary Hungarian Literature and Hungarian Literature beyond the Border)

LETTERATURE UNGHERESI
Roberto Ruspanti: La cornice storica e culturale della Transilvania disegnata da Károly Kós
Kornélia Faragó: Változó terek, változó perspektívák, lehetőség-diskurzusok. A vajdasági magyar irodalom bonyolult viszonylatairól
Krisztián Benyovszky: Letteratura ungherese in Slovacchia o letteratura slovacco-ungherese? Riflessioni teoretiche
Krisztina Zékány: A kárpátaljai magyar irodalomról
Imre Madarász: Protestanti e fedeli: una parabola drammatica sulla nuova tirannide. Rilettura di Stella sul rogo (Csillag a máglyán) di András Sütő
Lívia Paszmár: Intertextual Central-Europeanness of Péter Esterházy
Balázs Fűzfa: '...his undefined gaze slowly fixated on the emptiness where the universe was billowing' - or supplements to the dual nature of School on the Border
Pál Száz: The beginning of Hungarian Hasidic literature. The short story collection of József Patai's Souls and Secrets and Szabolcsi Lajos's Délibáb (Mirage)

MIGRAZIONI E LINGUA AUTORIALE
Magdalena Roguska, Narrazioni di migrazione: le scrittrici contemporanee di origine ungherese
Claudia Tatasciore: Duplici appartenenze? Autori di origine ungherese nel panorama letterario tedesco
Michaela Šebőková Vannini: Lingua del cuore: riflessioni sull'appartenenza
Eliisa Pitkäsalo - Antonio Sciacovelli, L'orologio della città di K. Intervista alla scrittrice Alexandra Salmela

STORIA E LETTERATURA
Cinzia Franchi: Storia e storie. Letteratura ungherese, letterature ungheresi



Introduzione

I saggi raccolti nel presente volume sono nati in occasione e a seguito di un convegno, Letteratura ungherese, letterature ungheresi, tenutosi a Padova nell'autunno del 2015: obiettivo principale del simposio era riunire la gran parte degli esponenti della magiaristica italiana in un ateneo storicamente legato alla storia della cultura ungherese, per dare vita a un progetto di periodico confronto su numerosi e notevoli temi che organicamente afferiscono alla disciplina, coinvolgendo altri importanti studiosi provenienti dalle varie aree geografiche e culturali legate alla magiarità. In quei giorni venne anche discussa l'idea di creare un progetto editoriale, la collana Sangue e oro, di cui questa miscellanea rappresenta il secondo volume. Sia l'iniziativa del convegno, che quella della collana Sangue e oro, sono state sostenute con entusiasmo dalla Professoressa Anna Bettoni, direttrice del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell'Università di Padova, a cui va il nostro sentito ringraziamento.

Un primo nucleo di riflessione, le cosiddette questioni generali, si riferisce all'individuazione del campo di ricerca, come si evince dalla riflessione, qui presentata in lingua francese, di Éva Jeney sulla definizione stessa di letteratura ungherese in rapporto con un mondo ungherese e con la Weltliteratur. Segue il saggio storico di Péter Sárközy sulle possibili letture di storia e geografia della letteratura ungherese nel contesto dell'area danubiana, integrato dalla ricerca di Carla Corradi Musi sulla sopravvivenza di motivi della tradizione sciamanica nella poesia ungherese moderna e contemporanea: queste due trattazioni intendono meglio definire il ruolo della cultura letteraria ungherese sia nel quadro dell'evoluzione istituzionale delle accademie, delle università, delle riviste e dei circoli intellettuali, che nella cornice più ampia della questione delle origini e dei contatti dei Magiari con altri popoli con i quali continuano a condividere elementi importanti della cultura letteraria. Tutto ciò è avvenuto e avviene anche grazie alla mobilità umana, al viaggio di persone e idee, per questo è centrale la riflessione di Zoltán Németh (in lingua inglese) sui romanzi "di viaggio" che emergono nel contesto della letteratura postmoderna.

La sezione centrale di questa miscellanea affronta le singole realtà letterarie che - non sempre - ruotano attorno all'Ungheria geograficamente definitasi con la fine della prima guerra mondiale: Roberto Ruspanti apre la trattazione con una presentazione della Transilvania di Károly Kós inserita nel quadro degli studi di transilvanistica, mentre Kornélia Faragó affronta (in un saggio in lingua ungherese) la complessa questione della letteratura ungherese in Vojvodina, descrivendo spazi e prospettive sottoposti a importanti mutamenti. Le riflessioni teoretiche di Krisztián Benyovszky sulle diverse definizioni della letteratura ungherese in Slovacchia (o slovacco-ungherese?) rilanciano l'annosa questione delle relazioni tra centro e periferia, che sono centrali anche nel profilo storico della letteratura ungherese nell'area subcarpatica, qui delineato in ungherese da Krisztina Zekány. La rilettura di un'opera drammatica di András Sütő consente a Imre Madarász di presentare da un lato la importante questione storica dello "scisma" tra cattolici e protestanti in Ungheria, dall'altro la vena di impegno politico notevole nella letteratura ungherese di Transilvania. Continuando sul solco della presentazione di autori paradigmatici, Lívia Paszmár ci offre una diffusa analisi in lingua inglese della centroeuropeità di Péter Esterházy, seguita dalle riflessioni (sempre in inglese) di Balázs Füzfa sulla duplice natura del romanzo Scuola sulla frontiera di Géza Ottlik, per giungere infine al profilo storico della letteratura hasidica ungherese che Pál Száz, nella sua trattazione in lingua inglese, delinea partendo dalle opere di Pátai e Szabolcsi.

La terza parte del volume è dedicata a una questione che nei giorni del convegno del 2015 suscitò non poche polemiche, ovvero la considerazione di autori che possiamo, dobbiamo o vogliamo inserire nella letteratura ungherese, anche quando questi stessi scrittori non hanno scritto in lingua ungherese. Inoltre, tra i temi che emergono dalle riflessioni degli studiosi autori dei saggi qui presentati, si pone la più generale questione della lingua autoriale, delle scelte e dei traumi che a essa sono correlati. Magdalena Roguska parla dunque delle scrittrici contemporanee di origine ungherese che privilegiano narrazioni di migrazione, Claudia Tatasciore degli autori di origini magiare nel panorama letterario tedesco, la scrittrice Michaela Šebőková Vannini della propria ricerca della lingua autoriale, Antonio Sciacovelli ed Eliisa Pitkäsalo di questioni simili negli scritti e nelle biografie di Kristof e Pressburger, presentando inoltre un'intervista con la scrittrice slovacca di adozione finlandese Alexandra Salmela.

Chiude il volume il saggio di Cinzia Franchi, che segue il filo conduttore dell'influenza dei grandi eventi storici del XX secolo, in primo luogo il paradigmatico trattato del Trianon (1920), sulla letteratura e in particolar modo sulla narrativa ungherese, 'canonica' e non.

Obiettivo della nostra collana è mantenere vivo l'interesse nei confronti della magiaristica, e più in particolare della letteratura ungherese, presentando studi e testi che integrino quanto l'editoria italiana pubblica in traduzione della cultura degli Ungheresi, soprattutto nel campo della narrativa, con qualche excursus nella poesia e nella pubblicistica: speriamo vivamente che anche queste pagine aggiungano forza al nostro intento, condiviso da molti maestri e amici, tra cui ricordiamo Giorgio Pressburger, graditissimo ospite del convegno del 2015, scrittore, uomo di spettacolo e, a cavallo tra il XX e il XXI secolo, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Budapest, la cui cara esistenza si è spenta il 5 ottobre 2017. Pensiamo con affetto a lui e a tanti che, come Giorgio, costituirono e costituiscono un ponte vivo e vivace tra le nostre culture.


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