Armando Nuzzo
La letteratura degli ungheresi
INDICE, INTRODUZIONE
Indice
AVVERTENZA DELL'AUTORE
INTRODUZIONE
Lo stato delle cose e la proposta
Letteratura, paragone, periodizzazione
Radici europee e nostalgia delle origini
Il vecchio e il 'nuovo'
DAL MEDIOEVO ALL'ILLUMINISMO
Letteratura latina medievale d'Ungheria
Cronache, leggende, sermoni
Letteratura di traduzioni
L' umanesimo e l'Italia
La Riforma e la letteratura
Poesia in volgare: epica storica e romanzi d'amore in versi
Balassi e l'Europa del Rinascimento
Autobiografie, epistole, memorie
La poesia e le guerre
Il teatro fino all'Illuminismo
NAZIONE, POPOLO E LINGUA
Geopolitica, economia e letteratura
Lettere, diari, viaggi, memorie: verso il romanzo
La poesia dall'Illuminismo al Romanticismo
Petőfi e Arany
Il secondo Ottocento
UNGHERIA LETTERARIA DEL NOVECENTO
Tra Occidente e Oriente
Dagli anni Settanta al XXI secolo
NOTA SULLA METRICA
NOTA BIBLIOGRAFICA
Introduzione
Come ogni altra letteratura che non si studi a scuola, anche la letteratura degli ungheresi è perlopiù sconosciuta al lettore italiano. Non solo per mancanza di un interesse, ma per l'assenza di strumenti agili e accessibili che ne facciano intendere lo svolgimento storico, la dimensione sociale in cui si genera e in cui è fruita, la connessione con altri fenomeni artistici, scientifici, politici. Negli ultimi centoventi anni sono state tradotte in italiano molte opere letterarie ungheresi, né mancano libri di storia, sociologia, politologia sull'Ungheria. Con il crescere dell'offerta formativa sono aumentate inspiegabilmente anche le letture superficiali, tipizzanti e persino volgari.
La curiosità suscitata da una buona lettura, da un'ottima traduzione non trova quindi oggi seguito nella divulgazione scientifica, né la civiltà letteraria ungherese strumenti di orientamento introduttivi. Quando la lettura è rivelazione, e non riduzione, induce il lettore a immaginare motivi e ambienti 'estranei', i cui particolari egli può ricostruire solo con l'estensione dello sguardo a modelli, contesto, lingua e civiltà. È dunque ancora viva l'esigenza di collocare una singola opera nella storia e nel contesto culturale, la necessità del paragone che non vuole stabilire primati, poiché anche l'opera più universalistica non sarà disgiunta dalla storicità della lingua in cui è stata scritta, si legge ora e si potrà rileggere. Esiste ancora un lettore curioso, che non disdegna il "que sais je?", la divulgazione seria e responsabile. In letteratura ancor più necessaria perché le scelte editoriali (ivi comprese le traduzioni) sono fatte da chi mira a un naturale vantaggio economico, e derivano da considerazioni spesso estranee a qualsiasi valutazione estetica (lo scrittore vincitore del premio Nobel, lo scrittore dal cui romanzo è tratto un film di successo ecc.). La singola proposta delle case editrici non potrà mai darci un'idea ampia e ragionata sulla lingua e sulla cultura di una nazione. Infine, le traduzioni italiane, escluse poche eccezioni, per motivi di vendita sono fatte ricalcando un linguaggio standard che assicuri il flusso dello stile 'medio' (il trionfo del mezzoforte), non raramente monotono, per cui dal punto di vista sintattico gli autori ungheresi sembrano tutti uguali. Dobbiamo allora rispondere alla tendenza omogeneizzante, ai sentieri decontestualizzanti anche recuperando il gusto di narrare un disegno storico e facendo traduzioni linguisticamente più coraggiose. Onde evitare di ridurre un'opera scritta a formula, di liquidarla in bozzetto, al prezzo di offendere popoli e lingue che hanno pari dignità con la nostra, offendendo in definitiva noi stessi.
Pochi anni fa al lettore ungherese è stato presentato un nuovo 'percorso': le Storie della letteratura ungherese. Da anni si parlava di riscrivere la storia letteraria su cui si erano formate due generazioni di studenti universitari: sei volumi, pubblicati tra il 1964 e il 1966 dalla casa editrice dell'Accademia delle Scienze, divenuti classici e conosciuti con il vezzeggiativo di 'spinacio', dal colore della copertina. La necessità di riscrivere la storia è parsa conseguenza inevitabile del cambio di regime politico del 1989, poiché quei volumi erano stati concepiti e scritti secondo teorie marxiane e in qualche loro parte censurati. Tuttavia, per quantità e qualità di informazione, sono ancora valide guide, alcuni capitoli sono anzi a tutt'oggi insuperati, poiché frutto del lavoro di studiosi di grande intelligenza e cultura. Ma, sia per la natura dell'opera (didascalica e enciclopedica) sia per l'imposizione estetica, essi risultano in più punti farraginosi e chiaramente predeterminati dall'ideologia. La recente storia (storie) della letteratura, che ha avuto gestazione lentissima e parto rapidissimo, a differenza di tutte le opere antecedenti è composta da capitoli tematici, secondo una moda internazionale maturata negli anni Ottanta. Ciascun capitolo-saggio si focalizza su un binomio o trinomio dataopera- autore, per allargare da qui poi sguardo e tema (un esempio, tradotto in italiano, sarebbe: 1881. I Malavoglia di Verga). Ogni unità tematico-cronologica è opera di uno studioso: tre volumi e tantissimi collaboratori. Tra i curatori dell'opera è lo studioso András Veres, il quale ha dichiarato in un'intervista che la libertà del singolo saggista permette di non costringere l'opera in un canone. Sembra però evidente, e non solo a me, che il canone è già dato con la scelta della chiave data-autore-opera rilevanti, e poi dall'impostazione dei singoli redattori di ciascun capitolo. Si rinuncia a un canone generale e si formano tanti piccoli canoni particolari.
La riflessione sulla teoria letteraria ha in Ungheria una tradizione che non si allontana dal pensiero estetico della critica delle letterature in volgare dell'Occidente europeo, pur conservando tratti specifici che si spiegano con la storia e la geografia. Le questioni decisive della storia della letteratura sono universali, ma la lingua in cui è fissata la scrittura che desideriamo avvicinare ne influenza descrizione e presentazione. Se quindi da un lato non si sente il bisogno di una proposta teorica speciale per il lettore italiano, non si può nemmeno ignorare il distacco linguistico, 'ambientale'. Per questo motivo, e soltanto per questo, una nuova Letteratura degli ungheresi in italiano deve avere un orientamento guidato e fornire una minima antologia di testi. Lo scopo non è aggiungere un'ulteriore unità didattica a quelle già esistenti, né riassumere dati biografici e bibliografici. Chi anelasse a informazioni su autori e opere della letteratura ungherese ha a disposizione più di uno strumento enciclopedico aggiornato e affidabile. Per rimanere alle opere a stampa di base: il Dizionario degli Autori e delle Opere Bompiani nella sua recente versione o l'Enciclopedia Italiana con i suoi aggiornamenti. Il lettore italiano dispone di un discreto numero di traduzioni e di un'ampia letteratura critica specialistica. Alcune opere fondamentali non tradotte in italiano si possono leggere in inglese, francese e tedesco. Quanto reperibile sulla rete web è invece, per il momento, quasi completamente desunto (se non letteralmente fotocopiato, scandito) da fonti cartacee preesistenti. Sulla rete non si trova un manuale completo e affidabile e desta perplessità il fatto che molte voci enciclopediche o articoli non siano firmati.
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La Letteratura degli ungheresi mira a essere completa nella brevità, come vero manualis, anzi umilissimo manualetto. Non è raccolta di schede biografiche, ma racconto di fenomeni letterari per mezzo anche dell'antologia. Con i limiti naturali del lavoro di una sola persona, che intaglia prendendo le responsabilità e seleziona con le sproporzioni del caso: nella scelta antologica, ad esempio, e nel recupero di autori 'dimenticati' (nella stessa Ungheria). Il numero di pagine prefissato e limitato mi ha indotto, ad esempio, a scegliere per l'antologia citazioni di opere che hanno poca probabilità di sopravvivere fuori dello spazio ungherese, preferendo talora scrittori non tradotti o la cui traduzione è difficilmente reperibile a quelli meglio e più diffusi in italiano (alle traduzioni esistenti rimando però sempre il lettore con speciale segnalazione).
Il risultato è un breve racconto, che ho immaginato come un primo accostamento alla letteratura degli ungheresi. Il lettore toccato nei sensi o perseverante per virtù potrà compiere da solo e con più ampia soddisfazione il resto del cammino.